Passioni

La lettura
Il patchwork
E...  non fare niente
I gatti

Gytta
Piante
Nipoti
Postazioni

La lettura

Negli anni 60 anche i bambini leggevano i classici: mostri, vampiri e piccoli investigatori erano di là da venire, almeno in Italia. Per cui ho iniziato a leggere su testi tipo ‘Il lampionaio’ e ‘La piccola lady Jane’, e riduzioni di romanzi per adulti, come ‘Oliver Twist’ e ‘Tom Sawyer’. Io adoravo entrambi i generi.
Il mio primo libro in assoluto è stato ‘Senza famiglia’, che, con le sue pagine ingiallite e la copertina di stoffa blu scolorita, ha ancora un posto d’onore nella mia libreria.
All’epoca, comunque, sembrava che lo scopo principale della lettura, per quanto riguardava i giovani, fosse provocare commozione e lacrime. Se penso ai miei libri di allora, ne trovo pochi che scampino a questa regola. Richiamo alla mente le trame, e ovunque trovo bambini abbandonati, sfruttati, maltrattati, matrigne cattive, nonni crudeli… e questo quando andava bene, quando cioè la storia aveva ancora la possibilità di uno sviluppo positivo. Poi c’erano quelli in cui in bambini morivano. E lì era il massimo.
Ancora non mi spiego se si trattasse di una forma larvata di sadismo o nascesse da una mentalità che conferiva una valenza educativa al dolore! Perché dovunque si guardasse, in quei romanzi comunque i bambini soffrivano.  Anche in quelli apparentemente divertenti.
Sarà per questo che nei miei romanzi non manca mai lo spazio per un sorriso, un lampo d’umorismo, una battuta ironica.
A nove anni ho iniziato a leggere libri ‘da grande’, in contemporanea con quelli considerati per la mia età. Il primo è stato ‘Tom Jones’, che ho affrontato con spensierata determinazione, per il solo fatto che mi piaceva l’attore in copertina: un Albert Finney… di molti anni fa! Potenza delle covers!E determinata dovevo esserlo parecchio, perché è stata l’ultima volta che sono riuscita a leggere quel romanzo.
Da allora ci sono stati sempre libri nella mia vita, e l'immersione negli universi paralleli delle storie continua a essere l'unica droga che mi conceda. Mi reputo però una lettrice, non una collezionista. L'oggetto libro, come semplice accumulo di pagine, non m'interessa, e così di tanto in tanto mi capita di dire addio a delle belle buste colme di libri che vanno a fare il loro nido altrove... dove un altro lettore, in grado di amarli più di me, darà loro l'amore che meritano. Questa abitudine mi ha consentito, negli ultimi anni, di diradare l'acquisto di librerie, prima che arrivassero a prendere il posto di tutti gli altri pezzi dell'arredamento.

su
 

Il patchwork

L’ho scoperto nel 2001 e me ne sono presa un’autentica sbornia, che è durata parecchio tempo. Per vari anni ho anche insegnato il patchwork alle principianti, ed è stata un’esperienza interessante, arricchente e… un po’ esasperante!
A volte realizzare un oggetto con queste tecniche rivela una grande affinità con la costruzione di una storia. Come nella stesura di un romanzo, prima di passare al lavoro vero e proprio si seguono le fasi dell’ideazione, della progettazione, della definizione dei limiti, della scelta dei soggetti e dei materiali. E si finisce per metterci dentro molto di noi stesse. 
Anche le trapunte –o quilts- poi, come i libri, hanno diritto ad un nome, ed è quello che esce dal cuore, e descrive non solo l’oggetto in sé ma anche il nostro stato d’animo mentre lo realizziamo, o i sentimenti che proviamo per la persona cui è destinato. 
‘Cucita con amore…’, è una delle tipiche etichette dei quilts. Così come potrei dire: ‘Scritto con amore…’.
Anche quando si segue un progetto, nessun quilt è identico all’altro, ma se ne differenzia sempre quel tanto che basta a identificare il carattere, i gusti e l’occhio della persona che l’ha eseguito.
Negli ultimi tempi non ho più lavorato molto. Il computer e la macchina da cucire si escludono a vicenda. Per quanto lotti per trovare tempo per ogni cosa, la giornata è quel che è. Ma la mia macchina da cucire è ancora uno dei pochi oggetti che amo e la cui perdita rischierebbe di ridurmi in lacrime. Magari non la uso, ma mi basta sapere che c'è.

su
 

E...  non fare niente

Amo e difendo senza sensi di colpa il mio diritto a non fare niente, nel poco tempo che mi rimane a disposizione, e mi rifiuto a quella mistica femminile che vorrebbe riempire di impegni ogni istante della giornata.
Chiariamo:
Giocare con uno dei miei gatti, o prenderlo in braccio per godermi le sue fusa…
Guardare le esibizioni delle cornacchie, fuori della finestra… Pasticciare con le piante in terrazza, rimproverandone una per non aver fatto il suo dovere quanto a quota fiori, mentre medito vendetta contro la farfalla africana che sorvola i miei gerani col proposito di depositarvi le sue pestifere larve…
Giocare ai solitari sul computer…
O semplicemente starmene qualche minuto abbandonata sul divano, con le mani in mano e il cervello in stallo…
Ebbene, tutto questo io non lo considero fare niente! Al contrario, lo vedo più come una forma di… meditazione.
Mettetela come volete, la filosofia del ‘non so stare senza far niente’ non mi vede tra i suoi
adepti.
Sarà che ho un carattere contemplativo…

su
 

I gatti

Dal giorno in cui mio padre portò in casa uno strano micio color nocciola e con gli occhi azzurri, i gatti costituiscono una delle passioni della mia vita. Che mi è davvero difficile immaginare senza di loro. Il primo siamese, Mucci. E poi Micetta, la rossa. E Alì, panterino nero. Leo, altro siamese. I girovaghi, che sono arrivati e se ne sono andati per seguire… il vento della notte. Ed Ella, anche lei siamese, la più amata di tutti… Ma non devo farmi sentire da Carry la bianconera, terrorizzata dal mondo intero, e che si fida solo di me; e da Biff il rosso, convinto di essere il Mio Gatto Preferito: i miei compagni di oggi.
C’è stato un periodo in cui non riuscivo a interessarmi ad alcun libro, e gli unici che riuscivo a leggere erano quelli che parlavano di gatti. Ce n’è ancora una voluminosa pila sulla mia libreria. Conoscerli meglio mi ha portato a comprendere che in realtà non li conoscevo affatto. Che sono creature fatte di sensazioni in ogni parte del loro scattante, elastico corpo. Che l’amore e la fedeltà che ci riservano costano loro un sacrificio enorme, che va in senso opposto all’istinto naturale. Di questa rinuncia sono loro riconoscente, e da parte mia ricambio con amore.
In fin dei conti, anch’io devo fare qualche rinuncia, quando loro decidono che ho dormito abbastanza e mi svegliano alle cinque di mattina!



su


Gytta

L'ultima arrivata, Gytta: un po' di setter, un po' di retriver, un po' di breton... eccetera. Insomma, razza cane. Il nome l'ho preso in prestito da uno dei personaggi della serie dei Buatère, Gytta, appunto. In fondo, anche lei ha i capelli rossi!

su


Piante

Ho scoperto che una delle possibili distinzioni che si possono operare tra le persone è tra quelle che amano e quelle che odiano le piante grasse. Io le amo, e se dovessi trovare una spiegazione direi che è perché loro ‘resistono’. Sempre. Piegata, spezzata, disidrata, una pianta grassa lotterà sempre per sopravvivere e, alla prima avvisaglia, di pioggia, tornerà a crescere e fiorire.

su
 

Nipoti

I miei quattro nipoti: Dario, Marco, Emma e Gabriele. Si meritano un posto nel mio sito, visto che ne hanno uno grandissimo nel mio cuore.

su
 

Postazioni

Da quanto ho il portatile, la mia postazione è viaggiante. Queste sono le due più ‘normali’, pure nel disordine; spesso però la mia preferita è la cucina. Tra una girata al sugo e una spulciata ai gerani, ho il tempo di pensare al modo migliore di mettere nei pasticci i miei personaggi!

su
 


   Home  Biografia RomanziProgettiExtra Media  Contatti Varie

 


 

 

  

  Grafica e sito di Silvia Basile
Immagine di Max Ginsburg - www.ginsburgillustration.com
Risoluzione video consigliata 1024 x 768