Ogni volta che parlo di me, inizio dicendo che sono romana. In effetti, uno dei motivi per cui ho cominciato a scrivere è stato proprio il desiderio di raccontare un mondo ormai perduto ma che sentivo ancora vibrare attorno a me, nei suoi vicoli, nelle torri, nelle piazzette incantate tuttora isolate dai rumori del traffico, e cui sembrano talvolta sovrapporsi le immagini di una città scomparsa. E non dimentichiamo i monumenti, che i miei antichi –e odierni- concittadini sono sempre stati così bravi a far… scendere dal loro piedistallo!
Un altro elemento della mia appartenenza romana che ritroverete nei miei romanzi è quel lampo d’umorismo, quell’incapacità di ignorare il lato buffo o ridicolo che sempre fa capolino anche in alcune delle circostanze più amare della vita. L’incapacità di sopportare la boria e la presunzione senza una battuta che ne riduca le dimensioni!
La penna leggera e il sorriso sulle labbra, l’hanno definito alcune delle mie lettrici. E spero che sia proprio così.

Allora, ricapitoliamo. Sono nata il 23 luglio 1954, quindi per chi volesse fare i conti ho… bè, lasciamo stare. Sono nata nella cuspide tra Cancro e Leone, il che fa di me uno strano miscuglio tra gli elementi più contrastanti dello Zodiaco! Io mi definisco un Cancrone, il segno zodiacale… che non c’è. Inutile dire che scelgo il mio oroscopo sulla base di quello che mi mette più di buon umore! Mi sono laureata in psicologia, e, anche se non ho mai praticato, quelli dell’università non sono stati anni sprecati. Mi hanno fornito uno strumento che non ho mai abbandonato, e che mi è stato utile nell’elaborazione delle mie storie.
Quanto al lavoro, mi sono sempre definita una precaria cronica. Ho vagabondato tra uffici e negozi, senza molta convinzione, senza molta passione. Sono single, vivo con due gatti (notare la precedenza!), un fratello e un nipote, che è la mia gioia e… mah! Chi ha a che fare con degli adolescenti sa di cosa parlo.

Come tutti i romani da che questa città è stata creata, i miei parenti si vantavano di esserlo da almeno sette generazioni: in realtà, come tutti i romani, appunto, siamo un miscuglio originato dalla molteplicità di persone che nei secoli hanno deciso di venire a Roma, fermarsi e mettere radici. I racconti di queste persone, bisnonni e bisnonne, hanno alimentato per anni la mia fantasia e la voglia di metterli su carta.
Ho iniziato a sognare di scrivere quando ho iniziato a leggere, però ci ho messo un po’ ad arrivare a destinazione. Un’altra cosa che dovete sapere di me: sono sempre in ritardo! Non agli appuntamenti, per carità, ma nella vita. Il che spero mi assicuri un’esistenza molto lunga, visto che ci sono ancora tante cose che non ho fatto e ho voglia di fare.
La spinta a scrivere davvero mi è venuta dalla noia. Quando le fantasticherie con cui cercavo di superarla hanno iniziato a prendere corpo, ad apparirmi in 3-D davanti agli occhi della mente, ho deciso che era venuto il momento di provarci. I primi tentativi sono stati orribili! Pomposi, altisonanti, con un linguaggio arcaicizzante che oggi mi fa venire i brividi. E poi, sono andata migliorando…
Il primo romanzo l’ho pubblicato nel 1997. È una storia strana.
Una dipendente della Mondadori mi contattò perché stava facendo una selezione dei collaboratori della casa editrice. Io spiegai che non lo ero, anzi, l’unico romanzo che avevo spedito loro era stato bocciato! Gentilmente, lei rispose che comunque non mi avrebbe eliminato dalla lista: chissà, non si poteva mai sapere. Mi parve un segno. Avevo un piccolo romanzo nascosto nell’armadio, e non riuscivo a trovare il coraggio di spedirlo per paura di un altro rifiuto. Lo imbustai e lo spedii. Un paio di mesi dopo ricevetti la telefonata di un’altra gentile signora, che voglio ringraziare pubblicamente citandola per nome –Annalisa Carena- che mi diceva che il mio libro le era piaciuto e voleva pubblicarlo. Il libro era ‘Un matrimonio perfetto’.
Da lì è iniziato tutto.


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  Grafica e sito di Silvia Basile
Immagine di Max Ginsburg - www.ginsburgillustration.com
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